Checkin reale o virtuale: quale futuro?

Questa mattina un articolo descrive come l’ultima startup sia felicemente riuscita a concretizzare il suo progetto: hanno aperto in una delle maggiori città turistiche italiane uno spazio in centro con tanti box, tipo caselle postali, dove gli ospiti degli appartamenti del modello AIRBNB da oggi possono ritirare le chiavi con il codice che hanno ricevuto via Whatsapp. Ho letto che c’è anche uno scanner dove gli ospiti digitalizzano i documenti per inviarli in questura. Il tutto ovviamente in totale autonomia e 24 ore al giorno.E vissero tutti felici e contenti, come direbbe Gramellini: c’è anche la foto dello startupper sorridente come chi sa di avere finalmente raggiunto il traguardo sognato.

Mamma mi sgriderebbe perché già da bambino non ho mai imparato a farmi gli affari miei, ma in questo caso l’argomento mi interessa perché sto lavorando da un anno al libro sulla strada italiana all’affitto breve, una specie di via del sale con troppe curve e ripide salite alla Pantani, e sono documentato sull’argomento, abbastanza da non lasciarmi passare sotto il naso questa volpe argentata senza commentarla.

Cosi anche se sono solo le 7,30 del mattino, comincio già a cinguettare al centinaio di distratti giornalisti che mi seguono come il modello proposto dalla startup non sia sostenibile nella realtà, perché confligge fortemente con il regolamento di polizia, il TULPS, testo unico leggi pubblica sicurezza, visionabile e scaricabile proprio dal portale Alloggiati della Polizia di Stato. Una serie di sfortunati eventi comporta infatti che, volendo io sviluppare anche per gli appartamenti AIRBNB un servizio di checkin online stile Ryanair, avessi lavorato nelle ultime settimane fianco a fianco con un tecnico della questura , il quale mi aveva illuminato sui rigidi vincoli imposti dal regolamento: identificazione degli ospiti e comunicazione riservata dell’anagrafica, questo oltretutto gestito tecnicamente e formalmente negli angusti limiti della regolamentazione privacy.

Dopo Twitter condivido abitualmente il mio pensiero sui Gruppi Facebook dove mi confronto sull’argomento. Tanti si complimentano e commentano, tanti ignorano il messaggio, giusto quello della città interessata alla novità del checkin in scatola reagisce sul Social in modo piccato: “la tua è un’opinione personale evidentemente dettata dall’invidia!”. Testardo insisto dicendo che nel dubbio ho giusto chiesto conferma in tempo reale al dirigente dell’ufficio in questura, che mi ha ribadito la necessità della identificazione diretta degli ospiti all’atto del ricevimento, aggiungendo che il documento personale senza identificazione del soggetto non è più un documento anagrafico ma un foglio di carta. Poi se ne era parlato proprio ieri a Milano in Confcommercio durante il brillante convegno “Hotel Vs Appartamenti” nel quale il buon Raffaele Paletti di Rescasa Lombardia ha insistito sul fatto che il checkin è l’ultima frontiera dell’ospitalità, caduta questa tutto può accadere e si entra in un Mondo del Ricettivo ancora incognito, ma non necessariamente migliore.

Una signora del Gruppo Facebook risponde appunto “molto piccata” che ha posto proprio questa domanda all’avvocato della startup durante la presentazione ( vengono alla presentazione con l’avvocato?) e lo stesso l’ha rassicurata specificando come avesse personalmente verificato che questa necessità della identificazione non è prevista da nessuna parte. Ovviamente io architetto pentito di fronte al’avvocato startupper squalifico i miei argomenti. Al punto che la signora di cui sopra, scoprendosi infine come la evidente coordinatrice/ fondatrice del Gruppo, mi dice che a questo punto è il caso che la smetta di rompere levandomi autonomamente dal Gruppo stesso. Nel dubbio che non lo facessi ci ha però pensato lei stessa, è’ così che già per le 8 del mattino mi trovo sfrattato dai cento e più amici ed amiche con i quali ho condiviso giorno per giorno scoperte e consigli.

Al solito testardo fino in fondo al posto di chiedere scusa umilmente chiedo alla signora, nell’ultimo segmento di comunicazione permessa perché poi è sparita con tutto il Gruppo dall’orizzonte, se esprimere perplessità significative rispetto al progetto condiviso da tutti nel Gruppo fosse così scomodo, la signora mi risponde in modo lapidario: non sei scomodo sei… MOLESTO!

Tutto molto Social davvero, però non siamo in California ma in Italia ed Hic sunt Leones!

5 Commenti

  • Marialaura Pieraccini

    In questo modo i tuoi amici non avranno modo di essere distratti dai tanti gruppi e/o blog che frequenti e avranno l’occasione di rafforzare il loro interesse nei tuoi confronti iscrivendosi qui per seguirti “in diretta”.
    PRECISAZIONE PER DOVERE DI INFORMAZIONE: la prima e la seconda signora (quella “piccata” e quella “la evidente coordinatrice/fondatrice del gruppo” sono 2 persone diverse…..io sono la seconda…..Oooops!

    • Maurizio Beolchini

      Ooooops… mi dispiace signora Pieraccini ma è il “molesto” che non è accettabile, perchè l’informazione quando è “autentica e documentabile” è molesta solo quando turba la realtà virtuale di qualcuno. La sua ironia ed il suo timore della verità mostrano di lei più di quanto forse vorrebbe. cordiali saluti

  • Vincenzo Sangiorgio

    Alla fine se il problema è l’identificazione dell’ospite, basterà mettere sul posto un impiegato che confronti foto e faccia. A proposito, sul suo documento ci sta una foto grazie alla quale si possa inequivocabilmente dire che Lei è Lei? La foto che avevo sulla vecchia patente, quella che ho usato fino a 5 mesi fa non aveva esattamente tale caratteristica, essendo stata scattata la bellezza di 36 anni fa. Avevo molti più capelli e portavo gli occhiali invece delle lenti a contatto e, soprattutto, ero inequivocabilmente un ragazzetto invece che un maturo signore.

    • Maurizio Beolchini

      Condivido il suo punto di vista Vincenzo, del resto conosco un checkin localizzato attivo da anni a Roma in un negozio/ agenzia centrale per conto di gruppi di appartamenti. Ma insisto che non si tratta di una mia posizione personale ma della legge italiana, in Francia ad esempio alberghi senza personale sono stati aperti da tempo, vi si entra con la sola carta di credito infilata in un POS tipo bancomat.
      Dubito peraltro che in tempo di terrorismo si riesca ad ottenere la modifica di questo regolamento di Polizia. Il punto è che per presidiare 24 ore un luogo di checkin occorrono almeno 3 turni di personale compresi sabati e domeniche, Ferragosto, Natale e Capodanno… di virtuale ed economico resta niente!

  • Domenico Di Canosa

    Mi consenta di farle notare che l’articolo in questione recita quanto segue:

    “Dispositivo dell’art. 109 TULPS
    Fonti → Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza → Titolo III – Disposizioni relative agli spettacoli, esercizi pubblici, agenzie, tipografie, affissioni, mestieri girovaghi, operai e domestici → Capo II – Degli esercizi pubblici
    (1)(2)1. I gestori di esercizi alberghieri e di altre strutture ricettive, comprese quelle che forniscono alloggio in tende, roulotte, nonché i proprietari o gestori di case e di appartamenti per vacanze e gli affittacamere, ivi compresi i gestori di strutture di accoglienza non convenzionali, ad eccezione dei rifugi alpini inclusi in apposito elenco istituito dalla regione o dalla provincia autonoma, possono dare alloggio esclusivamente a persone munite della carta d’identità o di altro documento idoneo ad attestarne l’identità secondo le norme vigenti.

    2. Per gli stranieri extracomunitari è sufficiente l’esibizione del passaporto o di altro documento che sia considerato ad esso equivalente in forza di accordi internazionali, purché munito della fotografia del titolare.

    3. Entro le ventiquattr’ore successive all’arrivo, i soggetti di cui al comma 1 comunicano alle questure territorialmente competenti, avvalendosi di mezzi informatici o telematici o mediante fax, le generalità delle persone alloggiate, secondo modalità stabilite con decreto del Ministro dell’interno, sentito il Garante per la protezione dei dati personali(3).”

    Al gestore spetta dunque solo l’onere di controllare che l’ospite abbia con se un documento di riconoscimento valido e di trasmetterne i dati entro le 24 ore successive dall’iniziodella permanenza, adempiendo alla sua funzione da pubblico ufficiale nei limiti previsti dagli atti richiesti.

    Non è assolutamente investito di alcun obbligo nel “riconoscere” la persona, nè tantomento è titolato a discriminare l’autenticità del documento. Tale titolo attiene ai poteri certificativi dei pubblici ufficiali e sono in capo a notai o altri funzionari addetti.

    Per me una volta raccolti i dati dal suddetto documento ed averli trasmessi alla questura, l’ospite può dare fuoco, perdere o barattare il suo documento al giuoco della morra cinese…

    Non vi è quindi in alcun modo espresso un vincolo di presenza fisica nell’esecuzione di tale operazione, che può avvenire remotamente o tramite scansione, in quanto effettuata sul luogo in cui viene ceduto l’alloggio medante l’apposizione di un documento in una apparecchiatura, magari sotto la sorveglianza di una telecamera.

    Colui in questura con il quale ha parlato non mi pare un esperto di diritto.

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