1967/2017 Da Marcuse a Bauman, dall’Utopia al postcapitalismo di AIRBNB

Questi cinquant’anni complicati e davvero veloci ci hanno portato dall’Utopia del ’68 alla crisi degli anni 2000, da Kennedy a Trump, dal rifiuto del lavoro nella Società Opulenta alla disoccupazione e sottoccupazione di massa.

Nel 1967 a Londra intervenendo al convegno The Dialectics of Liberation Marcuse esprime praticamente tutta l’ utopia dei tempi: “… ecco adesso il temuto concetto, la Società come Realtà estetica, la Società come Opera d’Arte. Questa è oggi dunque la possibilità di liberazione più radicale ed utopistica…” Non si tratta di darne un giudizio o screditare oggi i mancati oracoli di ieri, come certi giornalisti sportivi che il giorno dopo ti spiegano precisamente come fosse facile prevedere la vittoria di questa o di quella squadra, ma solo di testimoniare come questa visione “estetica” fosse fortemente condivisa da un vasto movimento sociale e culturale che attraversava tutto l’occidente, influenzandone evidentemente le scelte.

Cinquant’anni dopo con la dolorosa lucidità o necessità del presente che mancava in Marcuse, Bauman afferma che: “i tempi futuri saranno sempre di più quelli del non lavoro… perché si è spezzato il legame tra produttività ed occupazione. Invece di favorire l’occupazione la produttività la sta eliminando. E poiché nei mercati capitalistici lavoro e capitale si alimentano a vicenda cosa capiterà quando il numero di persone con un impiego redditizio diminuirà al punto che non ci saranno abbastanza compratori per acquistare i beni ed i servizi offerti dai venditori?…Se il capitalismo dissolve il nucleo di valori della società del lavoro, si rompe un’alleanza storica tra capitalismo, stato sociale e democrazia”*.

Inutile negare che queste parole disegnano con anche troppa precisione lo scenario di questo gennaio 2017, non sarà infatti una coincidenza che Bauman a due settimane dalla morte sia diventato già un’icona dei tempi e venga distribuito in edicola con i maggiori quotidiani. Una volta tanto fama e rispetto sono davvero meritati e l’Uomo, al solito, avrebbe meritato da vivo ben più attenzione e seguito di quanto ne abbia concretamente avuto.

Proprio alla luce di questa chiarezza discutere tra di noi se Foodora, Heetch, Uber ed AIRBNB siano sharing economy, evasione fiscale radical chic piuttosto che risorsa sociale è pretendere di ridurre alla semantica dei ruoli la complessa e dolorosa Etica del vivere quotidiano e delle sue necessità economiche. Questa massa di cittadini che sperimenta in modo nuovo vecchi modelli di lavoro e sopravvivenza (pizza a domicilio, locazione turistica e taxi abusivi sono sempre esistiti) è esattamente la medesima indicata da Bauman nella sua lucida visione. La vera novità, e non sembra davvero una buona notizia, sono le dimensioni del fenomeno che stiamo sperimentando, queste sì davvero originali, una nuova dimensione planetaria che funge da acceleratore esasperato del processo, sviluppi che andrebbero studiati con maggiore attenzione secondo le nuove conoscenze di massa/spazio / tempo della fisica quantistica portate per una volta sul piano sociale.

Perché la vera novità a mio parere è proprio nella trasformazione sociale in atto di cui il modello AIRBNB/ Foodora / Uber è chiaramente solo il sintomo non la causa della malattia, che probabilmente risiede proprio in questo superamento del capitalismo, come dice chiaramente Bauman. Più che meta-capitalismo questo film sembra descrivere proprio un post-capitalismo nel quale il denaro e la finanza mondiali bastano a sé stessi in una Utopia della ricchezza senza limiti di quantità di luogo e di spazio che sembra la caricatura dell’estetica di Marcuse della Vita come Opera d’Arte ed oggettivamente altrettanto difficile da perseguire nel tempo.

Lasciateci almeno AIRBNB…

(A proposito, buon compleanno Stifanelli)

 

*  Bauman stesso che in Babel cita Ulrich Beck e  Rifkin

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