L’onda inarrestabile della sharing economy

I maggiori esperti mondiali di finanza riuniti a Davos hanno riferendosi alla Sharing economy non sono andati oltre la segnalazione dell’ottimo stato economico delle maggiori aziende del settore, evidentemente più interessati al dito che indica (le aziende) piuttosto che alla luna nel cielo (la Sharing economy), evidentemente il primo è più vicino della seconda alla loro visione non proprio universale. Ma anche la stampa italiana dal canto suo si limita a ridurre l’approfondimento sull’impatto globale/ mondiale, al settimanale bollettino della partita AIRBNB contro albergatori del resto del Mondo. Eppure il movimento della share economy sembra essere dopo il 1968 la trasformazione globale più vasta ed incisiva che il Mondo abbia sperimentato insieme culturale, sociale e questa volta anche profondamente economica.

A sostegno della tutt’altro che teorica ma anzi ben avanzata globalizzazione, questo movimento avanza compatto non solo in occidente ma anche a Rio, Mumbai, Istanbul, Mosca, Cuba, Dubai, addirittura nei territori palestinesi! Stupisce considerando le notizie delle ultime settimane da New York, Milano, Chicago, Parigi, Londra… trovarvi esattamente il medesimo scontro tra il tradizionale modello di ospitalità alberghiera opposto alla valanga inarrestabile di privati cittadini ed agenzie che propongono in affitto breve i propri appartamenti, spezzando e spazzando davanti a sé come uno tsunami equilibri economici e politici consolidati da oltre un secolo. E’ la prima volta che capita nella storia che nello stesso momento in tutti i Paesi del Mondo le medesime lobbies si rivoltino come un drago ferito contro lo stesso nemico, peraltro non molto organizzato ma nonostante ciò mai così forte perché in fondo rappresentativo della maggioranza dei cittadini.

Lo stesso avviene nel campo della mobilità urbana dove le tante colorate automobili “condivise” fanno da sponda ai più audaci modelli di trasporto “punto punto” come UBER ed UBERPOP. La reazione in questi casi è violenta perché la base è più ambigua: le licenze di trasporto urbano sono infatti teoricamente gratuite perché i comuni né oggi né mai nel passato le hanno vendute ma sempre assegnate gratuitamente ai conduttori che poi ne fanno comunque commercio a valori elevatissimi. Purtroppo la consapevolezza che questo capitale sia stato costruito extra-legem ( ed extra fisco!) comporta che lo difendano anche extra-legem, all’arma bianca come ai tempi delle crociate.

Siamo però in fiduciosa attesa di sentire presto una istituzionale voce che riconosca come quest’onda non si fermerà semplicemente perché è l’unica speranza di sviluppo per le nostre città soffocate dalle automobili e, nel caso dell’Italia, di un territorio stravolto da milioni di seconde e terze case che attraverso questa rivoluzione possono diventare da zavorra ecologica e fiscale addirittura motore economico di un nuovo modello di sviluppo finalmente turistico del nostro Paese.

Illustrazione di Claudio Munoz

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