Fare Airbnb è Consumer to Business? E chi se lo aspettava

Airbnb dopo il B2C ed il B2B ha inventato un nuovo modello di lavoro assolutamente originale e non ancora descritto nelle scuole di economia: il C2B ovvero il Consumer To Business che trasforma impiegati, madri di famiglia, studenti e pensionati in altrettanti imprenditori della new economy. Facile apparentemente come fare volare gli elefanti… eppure funziona! A questo riguardo va riconosciuto che la stessa definizione di sharing economy è oggettivamente stretta se applicata ad Airbnb che, prima ancora della condivisione di un bene (la casa), promuove la uguale rappresentatività tra chi cerca il bene o il servizio e le persone che questo servizio possono e/o vogliono proporre, offrendo alle due parti in gioco lo strumento tecnico per poterlo fare senza nessuna specifica preparazione o investimento.

Questo nuovo approccio ribalta il modello dualistico operatore-cliente nel quale i ruoli, soprattutto economici, erano ben definiti: “tu paghi io lavoro e poiché sei a casa mia le regole le detto io”. Oggi questo rapporto appare come un triangolo nel quale cliente ed operatore si confrontano con lo strumento, il vero veicolo del business che a sua volta mescolando le carte permette addirittura il ribaltamento dei ruoli, così che chi era ospite diventa a sua volta operatore e viceversa… insomma alla fine le regole le fa lo strumento stesso e finora ha funzionato.

L’ ostacolo in questo indubbio percorso di modernità è il quadro normativo che è rimasto fermo a tempi e scenari economico/ commerciali diversi se non addirittura remoti, dai quali discendono a cascata una sequela di leggi e regolamenti nazionali / regionali/ provinciali/ comunali. Si tratta di un labirinto non esclusivo dell’operatore Airbnb ma democraticamente condiviso con qualunque attività economica o commerciale abbia sede in Italia. Ma non avendo la nostra associazione  nello statuto la missione di cambiare il Mondo quanto invece quello di Fare Airbnb, applichiamo al contesto la strategia Gandhiana del piegarsi senza rompersi, chiamata oggi resilienza, che ci porta ad adeguare di volta in volta il nostro modulo di lavoro “dando a Cesare ciò che Cesare vuole”.

In ogni città dove aiutiamo gli Host a rientrare pienamente nel campo normativo previsto, da Milano a Venezia, Genova, Firenze Roma, Napoli, ma anche a Gela in Sicilia o nei Comuni della Valtellina, ci attrezziamo nel modo più efficiente ed economico per rispondere puntualmente alle richieste dell’amministrazione locale:  ascoltiamo cortesi gli impiegati di Comune e Questura, compiliamo le loro carte, paghiamo le imposte richieste e semplicemente andiamo avanti.

Abbiamo battezzato questa modalità di lavoro Fare Airbnb ed in pratica gestisce in “background” tutto il processo che porta il cittadino a diventare operatore di questo business senza che lui stesso debba necessariamente conoscerne e tantomeno seguirne  le implicazioni legali e documentali.

Il primo passo è la messa in regola dell’appartamento, che comporta  lo svolgimento delle pratiche necessarie per operare la locazione turistica nella sua località. Si prosegue gestendo attraverso una piattaforma tecnologica tutte le procedure richieste nel corso dell’esercizio, dalla compilazione del contratto di locazione turistica all’invio dell’anagrafica ospiti in Questura, quindi alla compilazione periodica ed invio dell’imposta di soggiorno e dei flussi turistici.

Tecnicamente il processo si attiva da solo al momento della ricezione o conferma della prenotazione, che entra direttamente da Airbnb nella piattaforma tecnica senza alcuna necessità di azione da parte dell’Host, andando a precompilare in parte (nome e cognome, arrivo e partenza, numero ospiti) un fac-simile della schedina questura. Al momento del checkin l’Host richiama questa scheda sullo schermo del suo smartphone  e la completa  con i dati mancanti (numero e specifiche documento del capogruppo ed anagrafica degli altri ospiti), quindi la salva e l’invia nel sistema. Nelle località dove esistesse l’obbligo dell’Imposta di Soggiorno,  l’Host leggerà sullo stessa schermata l’importo da richiedere.

In tutto il processo del fare Airbnb questa del checkin è l’unica azione a carico dell’Host, ma è anche la sola azione alla quale non é comunque possibile sottrarsi “fisicamente”. Esiste infatti nel regolamento di Polizia (TULPS) un obbligo di legge che prevede non tanto la modalità di ricezione dell’ospite quanto la sua certa e personale “identificazione” e qualunque mancanza a questo obbligo, nel caso l’abitazione fosse utilizzata a scopi illegali, comporta la responsabilità penale e la complicità della persona fisica che ha consegnato le chiavi.

I dati così inseriti sulla piattaforma vengono quindi gestiti e processati lungo il percorso stabilito dalle norme nazionali e locali senza necessità di alcun intervento da parte dell’Host.

Per la sua qualità di rendere apparentemente facile e leggero ciò che è complicato e pesante, questo modello Fare Airbnb equivale secondo noi a far volare gli elefanti come riesce al mitico Dumbo del cartone Disney o comunque é la cosa che gli somiglia di più, provare per credere!

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